Rotatoria
Negli ultimi tempi mi sono trovato a girare per il Veneto e per i suoi paesini un po’ più di frequente. Nel farlo mi sono portato appresso un navigatore satellitare nuovo e aggiornato.
Nessuno si stupirà nel leggere che ho attraversato centinaia di rotatorie e che decine di queste non erano ancora nelle mappe del navigatore. A stupirmi non è stato il fatto che ce ne fossero tante (da tempo sono divenute una presenza abituale), ma il fatto che ce ne fossero di continuamente nuove. Forse che ogni incrocio che conosciamo, un giorno diverrà una rotatoria? Sta di fatto che le rotatorie fioriscono come funghi.
Ma passiamo alle metafore. Di cosa è metafora la rotatoria?

La prima volta che ho sentito parlare di rotatoria come simbolo del nostro tempo è stato alcuni anni fa. Ad usarla fu un professore di Padova, psichiatra, in occasione della presentazione di un libro sui suicidi a Rovigo. Non so essere più preciso, dato che vado a memoria, né ricordo il contesto specifico in cui stava ciò che il professore disse, ma ricordo le esatte parole: «le rotatorie sono la meridionalizzazione del nord!». La metafora era calzante anche se di sapore veteroleghista. Il professore sosteneva che stiamo prendendo l’abitudine a non avere più regole e a farci ognuno le proprie. Come nelle rotatorie, che sono la versione nordica degli incroci di Napoli. La rotatoria è il luogo dove la non regola è diventata regola; passa il più scaltro, il più veloce, il più furbo… per legge.
Qualche settimana fa, scrivendo il post Il bivio, cercavo sul web una immagine che facesse da contorno allo scritto. Mentre navigavo mi sono chiesto se anziché un bivio non fosse stato meglio mettere l’immagine di una rotatoria. Perché? Credo che la rotatoria possa essere metafora anche di quel che oggi è la politica italiana, o meglio di come si è evoluta la proposta politica italiana. Un tempo, come sulle strade, arrivavi ad un bivio e dovevi scegliere con chi stare, che parte (1) prendere. C’erano strade principali, con precedenza sulle altre; c’erano semafori ai quali fermarsi; c’era il tempo in cui attraversavi tu e il tempo in cui a passare erano gli altri. Una inversione a U era una manovra azzardata, specie su una strada principale. Poi sono arrivate le rotatorie. Perché? Perché snelliscono il traffico, lo rendono più scorrevole, ti danno gli incentivi… Anche l’impegno politico è divenuto una grande rotatoria. Arrivi nei pressi di questa grande rotonda e non sai bene quale uscita sia la tua; sai che intanto entri, perché il primo obiettivo è quello, poi si vedrà. E così nella gara degli sguardi, delle accelerate e frenate repentine, qualcuno riesce a farsi largo, ad entrare. Quando sei dentro poi inizi a girare, girare, e rigirare. Qualcuno prova anche ad uscire, ma non si sa bene se abbia preso la strada giusta, dato che ci sono ancora i vecchi cartelli, quelli di quando c’era il semaforo. I nuovi, con le indicazioni delle uscite, non sono ancora stati installati. La rotatoria è stata costruita in fretta e furia… c’era bisogno di far presto, non si può fermare il traffico.
Oggi le rotatorie sembrano essere divenute la soluzione al dilemma di ogni incrocio. Che sia proprio così?
(1) La parola partito è composta proprio dalla radice “parte”.










